Day Hospital

Mi scuso per questi giorni di ritardo, ma tra lavoro, casa e bambini ho avuto giornate piene, ma proseguo con il racconto della scoperta della sclerosi multipla.

Ho saltato dei punti che ci tengo a riassumere prima di continuare. Durante le giornate in cui feci visite, ma che non mi aiutarono a guarire, i miei sintomi iniziavano ad accumularsi.

Cominciavo ad avere firmicolio sulle punte delle dita, cominciai a mangiarmi le parole durante un discorso, ma la cosa peggiore e l’inizio del non tenere più nulla in mano cioè, come se non avessi la forza di tenere una minima cosa, anche la più leggera.

I nervi non rispondevano e io sempre più preoccupata perché non ci saltavano fuori. Sono arrivata al punto di non guidare più, chiudermi in casa perché tanto non potevo fare nulla e avevo bisogno di assistenza continua, aver paura di prendere qualcosa e pensare “se mi cade faccio un disastro, chiamo qualcuno”, era un pensiero ricorrente, giorno dopo giorno.

Quella mattina andai con Davide in neurologia, da quest’uomo bravo, molto professionale, lui e le dottoresse guardarono la mia risonanza e li sentivo bisbigliare senza capire cosa stessero dicendo. Dopo diversi minuti, il neurologo, il famoso prof. Mi fece fare degli esercizi, la camminata, la stretta di mano e la sensazione al tatto. Mi sentivo un burattino, non capivo, mi sentivo strana come se fossi debole nel reggermi in piedi soprattutto nel fare certi movimenti e non capivo il motivo di quegli esercizi, mi ero proprio affidata a loro senza pensare al giusto o allo sbagliato. Volevo risposte, non riuscivo più andare avanti così.

Finiti gli esercizi, non mi dissero molto però mi spiegarono che preferivano farmi degli esami specifici per capire il problema, ma come inizio 250ml di cortisone al giorno. Ora spiego.

In quella mattina mi dissero semplicemente che non avevano certezza, ma sapevano che c’era quest’infiammazione e quindi per 5 giorni, alle 8 del mattino, dovevo andare in ospedale a fare l’infusione di cortisone per poter sfiammare la zona infiammata, il classico day hospital. Ore 8 check-in ore 12 checkout.

Ricordo molto bene che il gusto che avevo in bocca era osceno, mi sentivo una pappettina davvero fastidiosa ed era causa del cortisone 🙈

Nel giro di un giorno, mi riapparse la vista, il formicolio spari e anche tutti gli altri sintomi furono solo un ricordo, un brutto ricordo.

Quando tornai in ospedale il giorno dopo mi chiesero come andava e io ero contentissima già solo il fatto di poter vedere era un miracolo per me, ad oggi ringrazio ancora l’esistenza del cortisone 😅.

Durante queste ore di infusione, mi fecero fare dei prelievi, altre risonanze per capire cosa fosse il problema, diciamo che per diversi giorni andavo avanti e indietro tra ospedali e ambulatori.

Era straziante, seccante, io pur vedendoci pensavo, pensavo a cosa mai potessi avere, perché fosse così complicato, milioni di domande a cui non c’era risposta.

Una mattina, i medici mi fecero mettere su un letto, avevo un altro appuntamento, sempre a base di cortisone e fisiologica classica e poi la puntura, il liquor 🙈🤔

Che cos’è il liquor? Per chi non lo sapesse, il liquor lo prelevano dal midollo, con un ago molto sottile e lungo circa 8/10 cm e grazie a questo liquor la risposta.

Ricordo molto bene che ero seduta, l’nfermiera mi fece abbracciare un cuscino perchè dovevo stare con la schiena tirata e il prof con le dottoresse cominciarono. Fece male, ricordo che era una cosa dolorosa, sentivo quando cominciò a prelevare e quando mi disse “fatto”, feci un sospiro di sollievo e mi coricai.

Le dottoresse mi dissero di stare coricata perchè avrei avuto il rischio di un mal di testa veramente molto forte e tutto causato da questo ago? Si! Io, testona come sono, mi coricavo e mi alzavo, purtroppo mi faceva male la schiena e dovevo assolutamente cambiare posizione, ma fortunatamente il mal di testa non venì e di quello ero molto contenta, almeno qualcosa di positivo mi era success no?!

Finita la visita, andando molto lentamente tornai a casa, ovviamente chiamati Davide perchè non me la sentivo minimamente di guidare. Ero solo pensierona in asia per l’attesa di quella chiamata, la fatidica chiamata con la risposta.

Nella vita non ho quasi mai preso medicine a meno che ero obbligata e ritrovarmi ad assumere cortisone su cortisone così improvvisamente, beh diciamo che l’ho sentito.

Passarono i giorni e io pensai, pensieri, ansia come sempre del resto finchè, finalmente il prof mi chiamò e mi diede appuntamento nel suo ambulatorio il 24 dicembre 2019.

Ma questa è un’altra storia, finalmente la conclusione dei miei mesi d’inferno.

Pubblicato da JB

Una vita da mamma, lavoratrice, donna e con me, la malattia.

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