Il verdetto

Finalmente arrivò il grande giorno, quello atteso da mesi e all’appuntamento andai con mia madre. Ci recammo in ospedale e prima di me c’erano altre persone e quindi ci sedemmo e aspettammo la chiamata.

Passavano i minuti e io sempre più ansiosa, non chiamava mai 😥 finché.. finalmente il mio nome, io contenta, ma impaurita mi incamminai e mia madre accanto a me.

Ci accomodiamo nel suo ufficio e comincio a parlare, cominciò a dire che il liquor aveva confermato la sclerosi multipla e il mio cuore comincio a battere ad una velocità incredibile, la paura, l’ansia, ricordo solo che il mio primo pensiero era verso i bambini e le domande “come faranno i bambini senza di me, cosa potrò mai dire a loro che dovrò stargli lontano”, nella mia testa ero convinta di morire e che la malattia era contagiosa, al pensiero del nome ho pensato di ogni e poi..

Cominciammo a dialogare, il prof mi chiese che prima di confermare il farmaco avrei dovuto fare un prelievo e nella mia testa “uno in più, uno in meno”, mi chiese se avessi voluto fare figli e gli spiegai che ne ho già due e non avrei avuto più intenzione di farne e mi spiegò che sarebbe stato meglio perché una gravidanza avrebbe portato complicazioni cioè, con il farmaco per curarmi ci sarebbe stato il rischio di mettere in pericolo il feto e quindi ho confermato che non sarei più rimasta incinta e allora continuo, mi disse che la malattia ce l’ho da 4 anni, calcolando che era il 2019 ad oggi sarebbero 7, lui stupito che in tutto quel periodo non ho avuto un minimo sintomo e mi disse anche che la fase della malattia era solo agli inizi e l’avremmo potuta fermare in tempo.

La complicazione era solo capire il tipo di farmaco da darmi, ma arriverò anche a quello 😅.. mia mamma gli fece diverse domande, una dietro l’altra e io mi agitai sempre di più finché feci quelle domande, al pensiero dei miei figli volevo scappare, non sapevo dove aggrapparmi e così “è contagiosa? È ereditaria?” Il prof mi guardò e mi disse, no, non è assolutamente contagiosa e ancora meno ereditaria, quella risposta, quell’affermazione mi ha fatto rinascere, da quel giorno vedo la vita in altro modo, da quel giorno ho capito che la medicina può aiutare, ho capito che se non sei del campo è meglio tacere e imparare, ma soprattutto ho capito che la vita va vissuta fino alla fine giorno dopo giorno e attimo dopo attimo.

Dopo quella lunga conversazione, mi prescrisse il prelievo e ce ne andammo. La prima cosa che feci e prenotare il prelievo, volevo la cura, per i miei bambini, la volevo prima di subito 🫣 e dopo quel prelievo portai l’esito in neurologia e tac.

Il farmaco, la risposta, la libertà, la mia vita 🤩🤩🤩..

Questo, lo racconterò nella prossima storia 😆 non odiatemi, tutto in una volta può essere pesante sia per voi mentalmente che per le mia mani 😁😁😁…

Pubblicato da JB

Una vita da mamma, lavoratrice, donna e con me, la malattia.

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